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da Brand a Friend · Notes

Linguaggio: Io e Tu vs. Noi e Voi

Speaker 1

io non

Speaker 2

guerra, Robin. Ma cosa è meglio utilizzare gli tu poi lui e voi anche senza Scusa, in che senso? Lo devo dire io? No, tu tu sei il presentatore, quello che fa il podcast. Allora scusa, io dovrei fare all'inizio dicendo

cosa è meglio utilizzare Li' o il tuo? I noi e voi' che tu fai Perché senza Rob il lupo e dico l'hai già fatto, Tu lo devi fare Si'. Rifallo. In che senso, rabbino? Nel senso che quando sentiamo un podcast e vediamo un video leggiamo un articolo online. Ma a lei il tono, il linguaggio, lo stile di comunicazione più corretto parlare in prima persona scrivendo con l' Io penso che la luna oggi piena e tu come la vedi? O meglio in lui e voi oggi siamo qua per presentare una nuova puntata del nostro podcast dedicata interamente al bar che ting,

per aiutarvi a comprendere queste nuove emozioni. Oggi vi faro' vedere. Questo è noi e voi io e tu noi e voi ci avete fatto caso che ci questa differenza? Bene. Quindi come la risolviamo? Qual è quello giusto? Ce n'è uno giusto? Ce n'e' uno migliore, ma io direi che non ce n'è una migliore. Ci sono due modi di comunicare dipende Qual è il tuo obiettivo? Come sempre in tutte le cose non è che il coltello per forza serve uccidere.

Serve anche a tagliare le arance, quindi dipende qual è lo scopo l'applicazione l'obiettivo e poi possiamo decidere come usare il nostro linguaggio, che tono e se usare io il tuo nel voto. Allora, per quanto mi riguarda personalmente, io penso che per la tribu' di coloro che fanno comunicazione online imprenditori, formatori, coach e giornalisti, insegnanti, blogger, consulente, esperti, così come per tutti le piccole aziende, cioè quelle che riescono ad avere ancora un dialogo diretto con i propri clienti, che sanno i loro nomi che si conoscono, non delle multinazionali, io penso chi per entrambe queste categorie, la cosa più importante da fare, come dico sempre

d'altronde sia di condividere vero valore gratuitamente, dato dimostrazione delle proprie competenze e credibilità, autorevolezza e di coltivare delle relazioni di lunga durata, cioè di fare di comportarsi in maniera da poter creare delle reali relazioni. Non lasciare che il proprio progetto commerciale trasformi le transazioni con i propri clienti in un mero scambio di soldi in cambio di prodotti, servizi corsi prodotti.

Quello che sia di far si' che prima ancora che ci sia una transazione economica, ci sia una relazione e per coltivare per seminari, innaffiare e far crescere una relazione. Per me è vitale poter comunicare in maniera diretta, non formale,

non diplomatica, non tenendosi a distanza cercando di non pestarsi i piedi, ma una comunicazione diretta, sincera, corretta, educata, rispettosa ma trasparente, onesta, autentica, genuina, responsabile. Io penso che senza una buona comunicazione, difficile coltivare una relazione per cui per me, nella mia esperienza una relazione riesce ad avvicinarsi di più quando nel modo di parlare di esprimermi non servo le distanze, non metto dei cancelli, delle barriere, non ti do del lei e non ti parlo come se fosse una moltitudine.

Quindi per me naturale, quando voglio stringere rapidamente e conoscenza in relazione con qualcuno, adottare i cambiamenti che rendono la comunicazione più diretta. E semplice, quindi parlarti come se fossi un mio amico. Anche se ci siamo conosciuti adesso

io questa strategia la utilizzo sempre, non solo online e non solo quando scrivo gli articoli o ti parlo a tema puntata del podcast, ma nella mia vita normale, quando mi trovo per la strada e ho bisogno di un'informazione di un aiuto, perché anche lì ho la possibilità di scegliere se andare ed ed educatamente rivolgermi in maniera formale, dando del lei ad altre persone.

Se voglio entrare diretto in comunicazione con queste persone, con tutti i rischi, questo può comportare perché l'altro magari non è abituato dice ma chissa' eccetera. Però il mio tono, la mia richiesta, le parole che utilizzo possono comunque confortarlo nel fargli vedere. Voglio semplicemente immediatezza, trasparenza, autenticità piuttosto che formalità, belle parole, sorrisi, ma poi manca la sostanza.

Quindi vengo al dunque. Per me, quindi essenziale rivolgermi in maniera diretta usando il tu alle persone con le quali voglio coltivare una relazione. Ripeto perche' e' quindi indispensabile utilizzare una forma diretta di comunicazione come lui tu poiché il mio obiettivo ultimo è quello di coltivare delle relazioni con queste persone, di avvicinare la distanza, di non tenerla, di non essere a lui l'esperto.

Il guru è quello del podcast? No, lui è un mio amico, mi è qualcuno che conosco. Lui è uno dei nostri, lui è mio fratello. Questo è quello che cerco di fare, anche se poi è impossibile essere fratelli di tutti e condividere tutti i punti di vista, eccetera. Siamo se non altro lo posso e lo voglio essere nello spirito, nel mio modo di avvicinarmi, di accogliere, di accettare gli altri anche nella loro diversità fruibili.

Questo è il primo punto per me il mio obiettivo è coltivare relazioni. Quindi per questo motivo io utilizzo e consiglio di utilizzare il mio stesso obiettivo. Numero due. Quando io comunico online, quando mando la mia newsletter quando qualcuno ascolta la mia puntata del podcast o legge un articolo, una recensione che ho scritto è da solo, non sta in gruppo, non c'.

È un pullman che li va a prendere la sera e li raduna tutti in un posto in parrocchia dove guardano il video di Ascoltano la puntata del podcast tutti insieme, come fossero al cinema. No, sono loro. Ma ognuno sta al posto suo, a casa sua, nella sua macchina, nel suo viaggio, nel suo trip. Ascoltarlo leggendo con le sue orecchie i suoi occhi.

Quello che gli dico siamo io e lui in quel momento. Quindi perche' dovrei parlarvi a durare Non è nelle mie corde. Quando ciò davanti una persona parlare al plurale qui, se tu ti trovi nella stessa situazione, cioè dove i tuoi ascoltatori, i tuoi lettori leggono le cose non in gruppo. Aiutami a capire Perche', tu gli parli al plurale. Non ti dico fai come dico io ti dico aiutami a capire me.

Perché parli al plurale numero tre? Mi piace pensare che non sono il solo ad avere una certa resistenza, una certa riluttanza, una poca disponibilità e un sacco di pregiudizi a chi mi parla con saccenza, con sicurezza, con così è se no ti stai sbagliando su un piedistallo. È una delle cose che più mi fa sentire che mi sta parlando il piedistallo quando mette le distanze nel suo linguaggio fra lui e me, del tipo quando parlo o quando ho parlato.

Ormai sono passati parecchi anni. Ma quando parlo con un dottore che mi dice delle cose usando un linguaggio per me incomprensibile, nonostante le cose che lui dica, io posso solo assumere che siano corrette, precise moltiplica lui, non gliene importa niente di farmi capire le cose. Lui vuole soltanto spaventarmi e in trasmettermi il fatto che lui sa delle cose in maniera scientifica, ma non gliene frega una mazza che le possa capire in maniera chiara, per cui che mi sta simpatico non è che poi lo cerco, non è che dico ho capito delle cose, quindi agisco in conseguenza delle informazioni che mi ha dato.

No, sono stati solo in qualche maniera umiliato e trattato come un totale ignorante che non puo' utilizzare le informazioni elaborate nella sua testa. Ma o fa così

ti devi arrangiare e quindi ho capito che a lungo andare che arrangiarsi, cercare di capire, chiedere, informarsi, mettere a confronto le informazioni e farsi un'idea propria è decisamente meglio che appendersi a qualcuno che poi ti tratta in maniera non comunicativa, ermetica, chiusa, dall'alto invaso stanno sul piedistallo e tutto il resto.

Quindi poiché loro sono i primi ad utilizzare un linguaggio che tiene le distanze a darmi del lei a usare dei termini che io allora è notissimo, questo a loro, a loro medici e super noto che io quei termini non li capisco, eppure insistono in quella direzione allora tanto è vero questo quanto è vero che io invece voglio avvicinare la relazione, voglio sentire autenticamente chi ho di fronte, non soltanto la facciata e quindi per me quanto volte possa essere brusco, inusuale.

Non ci sono abituato a Dio, ma come ti permetti l'io e il tu elimina un sacco di barriere distanze permette molto più rapidamente di sentire chi c'è dall'altra parte se si è accolti oppure no e di confrontarsi in maniera più genuina, autentica. Quindi utilizzo del tu perché io non voglio stare sul piedistallo. Non voglio sembrare il saputo che ne sa di più, non sono il V e nonostante abbia dell'esperienza dei punti di vista delle idee su come risolvere le cose,

mi piace anche sentire quello che dicono. Dall'altra parte sempre che non siano delle giustificazioni o dei motivi per cui non fare le cose. Le idee e punti di vista degli altri sono sempre interessanti, perché poi, a seconda di come li guardi, gli interpreti possono essere fonte di ulteriori spunti e progresso

cos'altro ho da dire riguardo all'olio il tu.

Io penso che per creare queste relazioni sia importante anche non essere solamente esperti, competenti, precisi, puntuali, affidabili. Ma

credo che queste reazioni, una componente perlomeno di queste relazioni sia sul lato emotivo mollato,

meno tangibile, meno materiale. E laddove una persona riesce a trasmettere emozioni sulle sulle quali si riescono a sintonizzare altre persone, e' tanto piu' facile che possano nascere queste relazioni.

Quindi usando lui, pure io sento di avvicinarmi, di poter trasmettere meglio delle emozioni che se usassi in lui e voi e dei termini tecnici per addetti ai lavori. Parlando dal piedistallo parlo, cerco, faccio del mio meglio per parlare alle persone, per scrivere, comunicare

come farei se avessi adesso, in questo momento, davanti alla persona che conosco, che mi è familiare, quindi davanti alla quale non devo farmi problemi su come pronuncio le parole, se sbaglio un verbo, una preposizione, una coniugazione, ma quello che è importante, che riesco a trasmettere in maniera totalmente autentiche. Sincera quello che sento, quindi anche le mie emozioni.

Credo che questo aiuti moltissimo a creare delle relazioni, a coltivarle, a sentire, poter accogliere, accettare gli altri nella loro diversità, avendo anche l'abilita' di ascoltare con attenzione polli che sono il loro necessità e bisogni veri problemi ed esigenze. Quindi a me interessa

che relazioni come posso creare usando noi e voi

per infine io penso che se è vero che ognuno dei miei ascoltatori, lettori spettatori è lì il novantanove percento dei casi da solo davanti a uno schermo immerso nel suono delle sue cuffiette, con gli occhi affondati nelle righe di un articolo

è giusto cercare di dialogare con lui e non con un pubblico immaginario. Ho copiato e incollato, visto per troppi anni spettacoli televisivi,

trasformazioni di spettacoli teatrali in eventi mediatici digitali e analogici che siano. Insomma, forse è giunto il momento di non copiare e incollare quello che fanno gli altri. Senza ragionare prima posso capire che per qualcuno, per me per primo, avendo guardato tanti anni di televisione, poi possa venire spontaneo usare questo. Eccoci qua e questa sera siamo a dottor City e vediamo che cosa mi avete portato, che viene spontaneo, naturale, no, voi telespettatori e noi ci sarei io e poi forse qualcun altro che collabora con me.

Non dovrei neanche molto ben chiaro e lo adottiamo questo linguaggio perché l'abbiamo sentito migliaia, centinaia di migliaia di volte, soprattutto in televisione, da gente che un tempo sempre meno adesso aveva davanti un pubblico, un pubblico in studio, da dove si era proprio un teatro di posa. Con il pubblico si girava, il diretto ha registrato un programma per cui cioè il pubblico e noi qua, tra camera e regista, eccetera siamo noi.

Quindi c'e' un noi e un voi. E anche una voluta distanza, perché il meccanismo. La metafora della televisione è costruito intorno non una parità totale, ma sia dal metodo di trasmissione che la commissione imposta di programmi in un approccio dall'alto al basso. Noi siamo sul piedistallo abusi del pubblico, poverino, vi amiamo, ma noi siamo le star.

Ok, quindi proprio nel dna di questi mezzi. Ma non siamo obbligati a copiare questa cosa. Non c'è nessun bisogno di farlo. Lo abbiamo fatto Mary, non pensandoci sopra. Anche perché poi quegli stessi che fanno televisione anche senza avere un pubblico davanti, anche senza avere un team, una truppa, ma andando magari fuori a fare un'intervista una cosa hanno invitato i loro stessi.

Il linguaggio dei loro colleghi l'hanno comincia ad adottare anche loro. Ma io e te siamo obbligati a continuare a fare questo errore, a copiare quello che fanno gli altri. Tanto se lo fanno gli altri che lo fanno in televisione deve essere giusto per forza. Anzi sembrano più professionale. No, per me non è così. Per me vale di più chi si ferma un attimo ragiona, si mette in discussione e valuta se vuole comunicare bene qual è il modo per comunicare meglio.

E si, mi metto nei panni di chi ascolto riceve una comunicazione di informazioni. Mi piace chi mi parla diretto, mi piace chi sento che sta parlando a me e non a un grande pubblico da eroe. Ma tu lo sai quando ascolti un po' questa legge la newsletter, anche se lui sembra che ti parla io tu come se fosti due lui soltanto in quel dialogo. Poi in realtà lui sta scrivendo a mille altri o questo po' di casa lo stanno ascoltando altre migliaia di persone.

È vero, lo so, ma scusa, ma tu quando vai al cinema le cose che vedi lo sai che sono di un film. Eppure come mai ti spaventi? Oppure ti sorprendi o ti indigni o addirittura viaggi? Perché anche se lo sai, le emozioni trasmettono cose importanti e posso trasmettere emozioni se tengo sempre le distanze. Se ti do del lei, se uso il noi, voi si salvi Non penso.

Io non credo. È possibile che mi sbaglio e mi piacerebbe mettermi in discussione, ma questo è quello che vedo adesso, per cui ho imparato che ognuno di noi che fa questo mestiere, che comunica con altri, che cerca di spiegare, illustrare, dare senso alle cose attraverso la comunicazione digitale,

centinaia, a volte migliaia di pubblici fatti da una persona sola. Non ha una audience un pubblico di migliaia di persone.

Questa la prendo, prende il cast che puntualmente ogni settimana mette in onda nell'etere digitale. E io sono Robin good. Se mi vuoi dare un commento, farmi sentire la tua voce darmi qualche suggerimento, titolo per le prossime puntate, per me qualche critica per migliorare ancora questo podcast a venirmi a trovare sul gruppo delega aperto a tutti che si chiama Robin Hood Podcast Feedback.

Perseguirlo invece a trecentosessanta con le novità che trovo quotidianamente che condivido, recensisco collaudo per seguirmi anche nelle mie esplorazioni, esperienze su nuove idee e pensieri in modi di guardare le cose. Ti invito ad entrare che a sottoscrivere il canale Telegram, ma Robin Wood Italia già

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